ARPAV: Convegno "Il monitoraggio del suolo" con slide da scaricare

Lo scorso 23 ottobre è stata approvata dal Parlamento Europeo in seduta plenaria la Direttiva Europea sul Monitoraggio del Suolo. L’adozione della Direttiva conclude un percorso iniziato nel 2006 con la prima proposta, all'epoca naufragata per l'opposizione di alcuni stati membri, fino ad arrivare a questo risultato, che riconosce finalmente al suolo l’attenzione dovuta, come già accade per l’acqua e l’aria, perché “Un suolo sano e resiliente è fondamentale per garantire alimenti sicuri e nutrienti e acqua più pulita per le generazioni future” come ha detto Paulina Hennig-Kloska, ministra polacca del clima e dell'ambiente.

Il 5 dicembre 2025 si è svolto a Venezia un convegno promosso da ISPRA, ARPAV (per la Regione Veneto), CREA e la Regione stessa, in occasione della Giornata Mondiale del Suolo.  L'incontro — dal titolo “Monitoraggio del suolo” — ha riunito esperti, enti ambientali e ricercatori nazionali e regionali.

 Obiettivi

  • Fare il punto sullo stato delle conoscenze e delle esperienze in Italia e in Veneto riguardo: la qualità del suolo, il consumo di suolo (cioè quanto territorio fertile viene trasformato in aree urbanizzate o infrastrutturali), e la bonifica di siti contaminati.

  • Riflettere sulle prospettive future alla luce della nuova normativa europea: la Direttiva Europea sul Monitoraggio del Suolo, approvata dal Parlamento Europeo il 23 ottobre 2025.

Temi chiave trattati

Durante l’evento si è discusso di:

  • Suoli urbani e rigenerazione delle città — cioè come coltivare suolo “vivo” nelle aree urbane, valorizzare verde e suolo permeabile per una migliore qualità della vita.

  • Gestione dei rifiuti e loro riciclo — promuovendo l’uso di sostanze organiche recuperate da biomasse/rifiuti per mantenere la fertilità del suolo, ridurre fertilizzanti chimici e sequestrare carbonio.

  • Bonifiche e gestione dell’acqua nei campi — per coniugare irrigazione, drenaggio e conservazione del suolo, importante per la salute ambientale e agronomica.

  • Produzione di fibre tessili naturali — come parte di filiere agro-industriali sostenibili che possono contribuire a suoli più sani e un uso consapevole del territorio.

 Il messaggio e l’importanza

  • Il suolo non è solo “terra sotto i piedi”, ma una risorsa vitale che influisce su cibo, biodiversità, mitigazione climatica, qualità delle città e resilienza ambientale.

  • Il consumo di suolo — cioè la progressiva impermeabilizzazione tramite cemento, infrastrutture, urbanizzazione — è un problema serio: riduce la fertilità, peggiora l’equilibrio ecologico e aumenta rischi idrogeologici.

  • L’approvazione della Direttiva Europea sul Monitoraggio del Suolo offre l’occasione per standardizzare controlli, promuovere pratiche sostenibili e riconoscere il suolo come risorsa da tutelare come acqua o aria.

In sintesi

L’evento a Venezia del 5 dicembre 2025 ha rappresentato un momento di confronto tra istituzioni, ricerca, enti regionali e stakeholder sul tema della tutela del suolo. L’obiettivo: prendere coscienza dei rischi legati al consumo di suolo e definire buone pratiche di monitoraggio, gestione e rigenerazione. In un momento in cui nuove normative offrono strumenti, diventa cruciale proteggere il suolo come bene comune — per l’ambiente, per le città e per le future generazioni.

Scarica la direttiva europea sul consumo di suolo

Scarica Il monitoraggio del consumo di suolo

Scarica Il monitoraggio del suolo nella regione Veneto_Moretto

Scarica Il monitoraggio del suolo nella regione Veneto_Vinci

Scarica Il monitoraggio del suolonella Regione Veneto_Ragazzi

Scarica Il monitoraggio del suolo nella Regione Veneto_Pocaterra

Scarica La missione europea per il suolo e i progetti Hoorizon_Fantappie

ABV: Convegno "Il futuro dell'acqua - principi di tutela": sintesi e slide

Il seminario di giovedì 27 novembre è stato un’ottima occasione per fare il punto della situazione sugli strumenti utili da adottare nella tutela della risorsa idrica. Una panoramica sullo stato delle acque sotterranee e superficiali è stat esposta dal dr Gianluca Girardi dell’Arpav. Nel “Rapporto 2024” dedicato alle acque superficiali (fiumi e laghi) del Veneto si evidenzia che, in generale, la qualità è “buona” per la maggior parte dei corsi d’acqua, in particolare nelle zone alpine e prealpine. Anche per i laghi veneti, la qualità risulta mediamente “buona”, secondo il monitoraggio ARPAV. Gli indicatori analizzati comprendono: stato trofico, sostanze chimiche prioritarie e non, elementi biologici (macroinvertebrati, macrofite, fauna ittica, diatomee / fitoplancton nei laghi), stato morfologico per alcuni fiumi. Le criticità maggiori riguardano alcuni fiumi di pianura, dove si riscontrano superamenti dei parametri di riferimento a causa di: nutrienti (es. nitrati), fitosanitari, sostanze PFOS/PFAS, legati all’antropizzazione del territorio.

Il prof. Alberto Barausse ha evidenziato quanto il regolamento sul ripristino degli ecosistemi sia importante per proteggere la risorsa idrica e garantire innumerevoli servizi alla collettività. Si tratta di un regolamento dell’Unione Europea — approvato formalmente il 17 giugno 2024 — che per la prima volta stabilisce obblighi vincolanti per il ripristino degli ecosistemi degradati su tutto il territorio dell’UE. È parte integrante della strategia per la biodiversità e del pacchetto del European Green Deal: non si limita a proteggere la natura, ma punta a ripristinarla. Gli obiettivi:

  • Entro 2030: restaurare almeno il 20% degli habitat terrestri e marinie dell’UE.
  • Entro 2050: intervenire su tutti gli ecosistemi che necessitano di rinaturalizzazione.
  • Obiettivi specifici includono: ripristino di habitat degradati; miglioramento della biodiversità; conservazione dei pollinatori (api, farfalle, ecc.); aumento di aree verdi urbane; riforestazione; ripristino di corsi d’acqua.

Infine il dr Giustino Mezzalira ha illustrato le competenze dei Consorzi di Bonifica e il ruolo che questi enti potrebbero svolgere nella tutela ambientale adottando le giuste metodologie e gli opportuni riferimenti. La rinaturalizzazione fluviale è l’insieme di interventi che mirano a riportare un corso d’acqua verso condizioni più naturali, migliorando il funzionamento ecologico dell’ecosistema fluviale. I benefici includono più biodiversità, migliore qualità dell’acqua, minori rischi idraulici e un paesaggio più ricco e funzionale. Questo obiettivo può essere mantenuto con la manutenzione gentile di canali e fossi irrigui che cerca di conciliari le esigenze agricole e di sicurezza idraulica con la tutela ecologica.
Prevede interventi meno invasivi rispetto alla manutenzione tradizionale, tra cui:

  • Taglio selettivo della vegetazione (non totale, non simultaneo su entrambe le sponde)
  • Pulizia parziale del fondo solo dove serve (evitando l’asportazione completa dei sedimenti)
  • Conservazione di rifugi e microhabitat per fauna acquatica e anfibi
  • Interventi programmati nei periodi meno sensibili dal punto di vista ecologico
  • Riduzione di escavazioni eccessive e delle spianature uniformi delle sponde

L’obiettivo è mantenere l’efficienza idraulica dei canali irrigui senza eliminarne il valore ecologico, favorendo biodiversità e servizi ecosistemici (autodepurazione, ritenzione idrica, corridoi ecologici).

Slide relazione Dr. Girardi (ARPAV) Lo stato di qualità delle acque del Veneto

Slide relazione: Prof. Barausse (UNIPD) La Nature Restoration Law e gli interventi di ripristino

Slide relazione : Dr. Mezzalira (Ass. Acqua Agricoltura Ambiente) Il ruolo dei consorzi di bonifica nell'applicazione della Nature Restoration Law 

 

CVR: Progetto per l'eradicamento di specie aliene e decespugliamento dei prati aridi

Nuovo progetto per l’eradicazione di specie aliene su prati aridi nella ZSC IT3210012 “Vaio Galina”.

La Progettazione esecutiva e la direzione dei lavori è affidata alla nostra collega Dr.ssa Paola Modena

1. Contesto e inquadramento

La Zona Speciale di Conservazione (ZSC) IT3210012 “Vaio Galina” è caratterizzata dalla presenza di prati aridi a elevata biodiversità, tipici dell’area collinare veronese, e ospita habitat d’interesse comunitario come i 6210 - Praterie xeriche su substrato calcareo (Festuco-Brometalia).
Negli ultimi anni si è osservata un’invasione crescente di specie aliene vegetali, che minacciano la flora autoctona e la struttura ecologica dei prati.

2. Obiettivi del progetto

  • Eradicare o contenere le principali specie aliene invasive (es. Robinia pseudoacacia, Ailanthus altissima, Solidago canadensis, Amorpha fruticosa).

  • Ripristinare la copertura vegetale autoctona tipica dei prati aridi.

  • Mantenere la funzionalità ecologica e la diversità floristica dell’habitat.

  • Prevenire nuove introduzioni tramite azioni di monitoraggio e sensibilizzazione.

3. Azioni previste

Azione A – Censimento e mappatura
Rilievo georeferenziato delle specie aliene presenti, con valutazione del grado di infestazione e priorità d’intervento.

Azione B – Interventi di eradicazione
Applicazione di tecniche selettive:

  • Estirpazione manuale o meccanica delle piante giovanili;

  • Trattamento localizzato (cut-stump o basal bark) su ceppaie di Ailanthus e Robinia;

  • Monitoraggio delle ricacciate per almeno due anni.

Azione C – Ripristino dei prati aridi

  • Semina e trapianto di specie erbacee autoctone (es. Festuca ovina, Bromus erectus, Thymus pulegioides).

  • Controllo della ricolonizzazione aliena.

Azione D – Monitoraggio e divulgazione

  • Controlli annuali post-intervento;

  • Coinvolgimento di volontari e scuole locali;

  • Segnaletica informativa e divulgazione online.

4. Cronoprogramma (esempio triennale)

Fase Attività Periodo
1 Mappatura e pianificazione Anno 1
2 Eradicazione e ripristino Anno 1–2
3 Monitoraggio e divulgazione Anno 2–3
 

5. Risultati attesi

  • Riduzione >90% della copertura di specie aliene invasive.

  • Aumento della copertura floristica autoctona e della biodiversità.

  • Miglioramento dello stato di conservazione dell’habitat 6210.

 

 

 

https://eunis.eea.europa.eu/fmeAuth?idsite=IT3210012

SRTI: AI e sensori indossabili: così potremo scoprire il diabete prima che arrivi

AI e sensori indossabili: così potremo scoprire il diabete prima che arrivi

Il diabete di tipo 2 è una delle malattie croniche più diffuse al mondo e spesso viene diagnosticato tardi, quando i primi danni all’organismo sono già iniziati. Oggi la diagnosi si basa soprattutto sull’HbA1c, un valore di laboratorio che fotografa la glicemia media degli ultimi mesi. Ma questo test non è in grado di dire chi rischia davvero di passare dal prediabete al diabete conclamato. Un team di ricercatori dello Scripps Research Translational Institute (California, USA), che include diversi ex studenti dell’Università di Padova, ha trovato un modo per cambiare le regole del gioco: usare intelligenza artificiale e sensori indossabili per rilevare i segnali nascosti del diabete molto prima degli esami tradizionali. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Medicine.

Più dati, diagnosi più precise

Grazie a un nuovo modello di AI, i ricercatori hanno combinato:

  • i valori dei monitor glicemici continui (CGM),

  • informazioni su alimentazione, attività fisica e sonno,

  • dati genetici e sul microbioma intestinale.

Il risultato? Una fotografia molto più dettagliata della salute metabolica. Ad esempio, due persone con lo stesso HbA1c possono avere profili di rischio completamente diversi. La differenza la fanno dettagli invisibili agli esami di routine, come:

  • quanto tempo impiega la glicemia a tornare normale dopo un picco,

  • cosa succede durante la notte,

  • la varietà del microbioma intestinale,

  • la frequenza cardiaca a riposo.

Uno studio “digitale” con oltre 1.000 partecipanti

I dati provengono dal programma PROGRESS (PRediction Of Glycemic RESponse Study), un trial clinico completamente remoto che ha coinvolto più di 1.000 volontari in tutti gli Stati Uniti. Per dieci giorni, i partecipanti hanno indossato sensori glicemici Dexcom G6, smartwatch, registrato i pasti e inviato campioni biologici – tutto da casa, senza mai recarsi in clinica. L’AI ha imparato così a distinguere tra individui sani e persone con diabete di tipo 2, scoprendo segnali chiari di rischio. Ad esempio, nei soggetti diabetici servivano anche 100 minuti o più perché la glicemia rientrasse dopo un picco, mentre nei sani il rientro era molto più rapido.

Verso una prevenzione personalizzata

Questo approccio potrebbe cambiare radicalmente la prevenzione: invece di aspettare che l’HbA1c salga oltre una soglia critica, sarà possibile intercettare i segnali precoci e intervenire con cambiamenti nello stile di vita o terapie mirate. Come sottolinea Giorgio Quer, direttore AI allo Scripps Research:

“Il diabete non compare all’improvviso: si sviluppa lentamente. Ora abbiamo gli strumenti per accorgercene prima e intervenire in modo più intelligente.”

Il team continuerà a monitorare i partecipanti per verificare se le previsioni del modello corrispondono alla reale evoluzione clinica. Intanto immagina un futuro in cui anche i pazienti, grazie ai sensori già disponibili sul mercato, possano controllare in autonomia il proprio rischio metabolico.

UNIMIBicocca: soluzioni innovative che uniscono scienza dei materiali e tutela ambientale

Coralli più forti grazie a una biopasta green e a un “cerotto marino”

Le barriere coralline sono tra gli ecosistemi più preziosi del pianeta: ospitano migliaia di specie, proteggono le coste, sostengono la pesca e il turismo. Ma sono anche tra i più fragili, minacciati da cambiamenti climatici, malattie e inquinamento. Per dare una mano a questi “giganti del mare”, un team tutto italiano – Università di Milano-Bicocca, Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e Acquario di Genova – ha sviluppato due soluzioni innovative che uniscono scienza dei materiali e tutela ambientale.

Una biopasta che accelera la crescita dei coralli

Il primo risultato si chiama Active Biopaste: una pasta ecologica e biodegradabile, fatta con olio di soia e grafene. Questa speciale miscela viene usata per fissare frammenti di corallo sui fondali o nei vivai subacquei, evitando che vengano staccati dalle correnti. Ma non solo: grazie alla sua capacità conduttiva, la pasta stimola anche la crescita dei coralli sfruttando la Mineral Accretion Technology (MAT), una tecnica che deposita carbonato di calcio – lo stesso materiale degli scheletri dei coralli – usando deboli correnti elettriche. La grande novità? Non servono più strutture metalliche permanenti, spesso destinate a corrodersi e inquinare. Tutto avviene in modo naturale e sicuro per la vita marina.

 Un “cerotto marino” contro le malattie

La stessa collaborazione ha dato vita anche a un altro strumento rivoluzionario: un cerotto ecologico per curare i coralli colpiti da infezioni. È formato da due strati:

  • uno a base di chitosano (derivato dai crostacei) che rilascia antibiotici solo sulla parte malata,

  • l’altro con cera d’api e oli vegetali che sigilla e impedisce la dispersione dei farmaci nell’acqua.

Nei test in acquario, questa terapia mirata ha fermato la malattia nel 90% dei casi, senza effetti collaterali per l’ambiente.

Scienza e natura mano nella mano

Questi studi dimostrano come le tecnologie sostenibili possano offrire nuove speranze a ecosistemi tanto preziosi quanto vulnerabili.
I ricercatori sottolineano che il loro obiettivo non è sostituirsi alla natura, ma guadagnare tempo prezioso, in attesa che le politiche di contrasto al cambiamento climatico producano i loro effetti. Un approccio innovativo che trasforma il mare non solo in un ambiente da proteggere, ma anche in un vero e proprio laboratorio per immaginare un futuro più sostenibile.