Covid-19: Letteratura scaricabile 2°

Recente bibliografia liberamente scaricabile sul COViD-19:

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Causal impact of masks, policies, behavior on early covid-19 pandemic in the U.S.

Journal of EconometricsIn press, journal pre-proofAvailable online 17 October 2020

  • Victor Chernozhukov
  • Hiroyuki Kasahara
  • Paul Schrimpf

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Dynamics of Respiratory Droplets Carrying SARS-CoV-2 Virus in Closed Atmosphere

Results in PhysicsIn press, journal pre-proofAvailable online 17 October 2020...

  • Alireza Shadloo-Jahromi
  • Omid Bavi
  • Mohammad Hossein Heydari
  • Zakieh Avazzadeh

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Time-related changes in sex distribution of COVID-19 incidence proportion in Italy

HeliyonIn press, journal pre-proofAvailable online 17 October 2020...

  • Vanessa Bianconi
  • Massimo R. Mannarino
  • Paola Bronzo
  • Matteo Pirro

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The role of dysregulated immune responses in COVID-19 pathogenesis

Virus ResearchDecember 2020...

First available on 16 October 2020

  • S Tahaghoghi-Hajghorbani
  • P Zafari
  • E Masoumi
  • A Rafiei

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THE FOURTH INDUSTRIAL REVOLUTION AND THE CORONAVIRUS: A NEW ERA CATALYZED BY A VIRUS

Research in GlobalizationIn press, journal pre-proofAvailable online 16 October 2020...

  • Ruy de Castro Sobrosa Neto
  • Janayna Sobrosa Maia
  • José Baltazar Salgueirinho Osório de Andrade Guerra

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Before Virus, After Virus: A Reckoning

Cell15 October 2020...

  • Siddhartha Mukherjee

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Nature: Risultati screening a Vò Euganeo

COVID-19 - Wikipedia

Dallo screening di massa condotto a Vo’ Euganeo, cittadina simbolo del lockdown italiano, è emerso che, nel 40% dei casi, le persone positive al SARS-CoV-2 erano asintomatiche. Un’evidenza che porta a rivalutare il ruolo degli asintomatici nella trasmissione del virus.

L’analisi dei dati dello studio – condotto dal professor Andrea Crisanti, virologo dell’Università di Padova e dell’Imperial College di Londra – è stata pubblicata da Nature.

INFO

ULS 8: Cell factory nel Nord Est italiano

220px Mouse embryonic stem cellsTerapia cellulare e staminali: un pilastro della medicina rigenerativa

La terapia cellulare fa parte di quella nuova branca della medicina chiamata medicina rigenerativa, che si pone l’obiettivo di sostituire organi e tessuti danneggiati. La conoscenza sempre più approfondita della biologia delle cellule staminali ha permesso, in questi ultimi venti anni, lo sviluppo di tecniche sempre più innovative e mirate che vedono l’utilizzo di queste cellule per curare o prevenire tutta una serie di malattie.

Sono definite cellule staminali quelle cellule che hanno la capacità unica di autorinnovarsi e di differenziarsi in una vasta gamma di cellule più specializzate che costituiscono il nostro corpo. Le staminali sono così responsabili, durante la crescita e lo sviluppo dell’organismo, di mantenere l'omeostasi e di sostenere la rigenerazione dei tessuti.

Storicamente, le cellule staminali vengono suddivise principalmente in due categorie: quelle embrionali che hanno la capacità di moltiplicarsi indefinitamente e di dare origine a tutti i tipi cellulari (per questo dette anche pluripotenti), e quelle adulte o somatiche (contenute nel nostro corpo) che non hanno le complete potenzialità delle staminali embrionali poiché si sono già un po’ specializzate. Dal 2006 è stata poi messa a punto una tecnica per ottenere le cosiddette cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC) a partire da cellule completamente differenziate, come quelle della pelle, che vengono “geneticamente riprogrammate” per tornare indietro nel tempo. La peculiarità di queste cellule è di avere le stesse potenzialità delle staminali embrionali ma senza le problematiche etiche. Le IPSC si stanno rivelando inoltre molto utili per studiare i meccanismi alla base di molte malattie e per analizzare il possibile effetto terapeutico di un gran numero di farmaci.

Nell’ambito della terapia cellulare le staminali possono agire in due diversi modi: colonizzare fisicamente il tessuto danneggiato con il successivo differenziamento nel tipo cellulare specializzato per sostenere la struttura e funzionalità del tessuto, o rilasciare molecole che innescano meccanismi molecolari e cellulari che si traducono in “effetto terapeutico” sul tessuto danneggiato.

Ad oggi, la terapia cellulare più utilizzata è il trapianto di cellule staminali del sangue per trattare malattie del sangue o del sistema immunitario, o per rigenerare il sistema ematopoietico dopo trattamenti per specifici tipi di cancro. Ormai di routine anche l’utilizzo delle staminali della pelle per trapianti in pazienti con gravi ustioni. E grandi progressi si stanno facendo per la messa a punto di innovative terapie cellulari per i tumori e alcune malattie rare.
Nel Laboratorio di Terapie cellulari avanzate dell’Ulss 8 Berica di Vicenza, diretto dal Biologo Dr. Giuseppe Astori, per la prima volta in Italia è stato prodotto un farmaco sperimentale da cellule «stromali mesenchimali», provenienti da cordone ombelicale, per il trattamento delle forme più gravi di rigetto post trapianto di midollo osseo nei pazienti affetti da leucemia.

 Commenta il direttore generale dell’Ulss 8 Giovanni Pavesi: «Siamo l’unica ’cell factory’ del Nord Est italiano - ha detto stamani - a portare avanti tale progetto. Dopo avere ricevuto già lo scorso anno l’autorizzazione alla produzione da parte dell’Agenzia italiana del farmaco, siamo in grado di produrre i farmaci sperimentali non solo per la nostra azienda socio-sanitaria, ma anche per tutte quelle che ne hanno necessità, alle quali possiamo fornire anche un supporto completo in termini di know-how sulle procedure da seguire».

 Il Biologo Dr. Giuseppe Astori, direttore del Laboratorio di Terapie Cellulari Avanzate di Vicenza: «Ad oggi siamo gli unici a ricavare le cellule stromali mesenchimali dal cordone ombelicale, mentre in genere si utilizza il midollo osseo. Rispetto all’approccio tradizionale, l’uso del cordone ombelicale presenta però due vantaggi. Le cellule sono molto giovani e di ottima qualità; non c’è il rischio che vengano riconosciute come estranee dall’organismo. Possiamo produrle dal "cordone ombelicale" che è molto più facile da reperire rispetto al midollo osseo».
Al Biologo Dr. Giuseppe Astori e a tutta la sua equipe i più vivi rallegramenti da parte di tutti i Biologi del Veneto.

ISS: Covid e inquinamento atmosferico

Sulla possibile correlazione tra la diffusione dell'infezione da Sars-CoV2 e l'inquinamento atmosferico, si esprime l'Istituto superiore di sanità (Iss) con un articolo, pubblicato sul proprio sito, a cura di Maria Eleonora Soggiu e Gaetano Settimo del Dip. Ambiente e salute dell'Iss.

"Premesso che si tratta di una infezione virale sottoposta a meccanismi di trasmissione sicuramente diversi da quelli generalmente studiati nel settore dell'inquinamento atmosferico - scrivono gli esperti -, in Italia l'ipotesi di un'associazione è stata avanzata in virtù del fatto che aree come la Lombardia, il Veneto e l'Emilia Romagna, dove il virus ha presentato la maggiore diffusione, fanno registrare generalmente le maggiori concentrazioni degli inquinanti atmosferici misurati e controllati secondo quanto indicato e prescritto dalla legislazione di settore (DLgs 155/2010)".

Gli esperti fanno notare che nonostante la diffusione del virus si sia presentata in focolai circoscritti all'interno di zone della Pianura Padana sottoposte a valori di inquinamento atmosferico elevati e piuttosto omogenei, "è anche vero che altre aree a forte inquinamento atmosferico, anche se prossime, sono rimaste inizialmente escluse e interessate, solo successivamente, con minor forza dalla contaminazione del virus".

Al momento, precisano gli autori, "è molto incerta una valutazione di associazione diretta tra elevati livelli di inquinamento atmosferico e la diffusione dell'epidemia Covid-19, o del suo ruolo di amplificazione dell'infezione. Uno studio potrà essere svolto con il corretto approccio scientifico, solo quando l'epidemia e l'emergenza saranno terminate e potranno essere disponibili tutte le conoscenze sulle variabili/fattori utili ad analizzare il fenomeno, effettuando anche un'analisi comparativa su scala più ampia quale quella europea e internazionale".

In questo senso, concludono gli autori, "un elemento di sicuro approfondimento potrà essere rappresentato dal ruolo dell'ambiente indoor/outdoor nel determinare lo stato di salute della popolazione. L'analisi dei decessi su un ampio campione di casi ha mostrato come la mortalità per Covid-19 sia stata elevata in soggetti che già presentavano una o più patologie (malattie respiratorie, cardiocircolatorie, obesità, diabete, malattie renali, ecc.), sulle quali la qualità ambientale indoor e outdoor e gli stili di vita, in ambiente urbano, possono aver avuto un ruolo".

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