Secondo uno studio pubblicato su JAMA, l'assorbimento sistemico di alcuni ingredienti di prodotti per la protezione solare supporta la necessità di ulteriori studi. «Secondo quanto richiesto dalla Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti, gli ingredienti attivi di prodotti per la protezione solare con assorbimento sistemico superiore a 0,5 ng/mL dovrebbero essere sottoposti a una valutazione tossicologica non clinica, che analizzi la cancerogenità sistemica e comprenda studi supplementari sullo sviluppo e sulla riproduzione» spiega David Strauss, della FDA, autore senior dello studio. «Abbiamo voluto determinare se i principi attivi di quattro filtri solari disponibili in commercio, ovvero avobenzone, ossibenzone, octocrylene ed ecamsule, vengono assorbiti nella circolazione sistemica e in che misura» prosegue. I ricercatori hanno randomizzato 24 volontari sani ad applicare uno di quattro filtri solari, due diversi tipi di spray, una lozione o una crema, in quantità pari a due milligrammi di prodotto per centimetro quadrato di pelle sul 75% della superficie corporea, quattro volte al giorno per quattro giorni. Hanno poi raccolto 30 campioni di sangue in sette giorni da ciascun partecipante. Ebbene, nei 23 partecipanti che hanno completato lo studio, sono state raggiunte concentrazioni sistemiche superiori a 0,5 ng/mL per tutti i quattro prodotti dopo solo un giorno di utilizzo. L'evento avverso più comune è stata l'eruzione cutanea (un partecipante per ogni prodotto solare). «I risultati del nostro studio indicano che quattro filtri solari disponibili in commercio in condizioni di utilizzo massimo hanno comportato concentrazioni plasmatiche superiori alla soglia fissata dalla FDA per richiedere test tossicologici non clinici. Questi risultati non indicano comunque che le persone dovrebbero evitare di fare uso della protezione solare» concludono gli autori. In un editoriale di accompagnamento, Robert Califf, della Duke University School of Medicine di Durham, North Carolina e di Verily Life Sciences, South San Francisco, California, e Kanade Shinkai, della University of California, San Francisco, scrivono che l'industria e la comunità biomedica dovrebbero collaborare allo sviluppo di filtri solari in gradi di prevenire cancro della pelle e melanoma con l'assorbimento sistemico più basso possibile.
https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2733085
https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2733084
Nuove emergenze infettive derivanti dai cambiamenti climatici: Il ministero della Salute ha emanato la circolare Piano nazionale integrato di sorveglianza e risposta ai virus West Nile e Usutu - 2019 per richiamare l'applicazione di tutte le misure di prevenzione, sorveglianza e controllo dell'infezione da virus West Nile (WNV) su tutto il territorio nazionale.
Nel 2018 registrati 595 casi di infezione
Nel 2018, in Italia e in altri Paesi dell'Europa centro-meridionale, è stato registrato un aumento della circolazione del WNV. Solo nel nostro Paese l'infezione ha provocato 595 casi umani, di cui 238 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva con 237 casi autoctoni distribuiti in sei regioni (Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Sardegna, Friuli-Venezia Giulia) e un caso importato.
Come ridurre il rischio di diffusione
E' importante mettere immediatamente in opera gli interventi diretti alla riduzione del rischio di diffusione:
- azioni di controllo dei vettori
- azioni di informazione, per prevenire le punture di zanzare, mirate sia alla popolazione che alle persone più a rischio, quali gli anziani, le persone con disordini immunitari, le persone affette da alcune patologie croniche quali tumori, diabete, ipertensione, malattie renali e le persone sottoposte a trapianto
- corretta gestione del territorio con azioni di risanamento ambientale, per eliminare i siti in cui le zanzare si riproducono e ridurne la densità, sia in aree pubbliche che private.
In particolare il Biologo potrebbe contribuire alle attività di sorveglianza Entomologica , di sorveglianza su uccelli stanziali appartenenti a specie bersaglio e nella consulenza per le attività di disinfestazione (in capo ai comuni ).
Scarica Circolare Ministeriale
Le “stelle” nel cervello servono a memoria e apprendimento. Uno studio condotto da Cnr Isof e Cnr-Ismn, pubblicato su Advanced Healthcare Materials, ha infatti dimostrato che gli astrociti, le cellule cerebrali a forma di stella, sono tutt’altro che passivi e anzi se stimolati con un campo elettrico applicato da un dispositivo organico, sono molto importanti per il funzionamento dell’attività neuronale nella memoria e nell’apprendimento.
Il lavoro coordinato da Valentina Benfenati dell’Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isof), in collaborazione con Michele Muccini e Stefano Toffanin dell’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismn), dimostra che anche gli astrociti, e non solo i neuroni, rispondono al campo elettrico applicato dal dispositivo organico, e che è possibile stimolare e modulare l’attività degli astrociti applicando un campo elettrico estremamente piccolo.
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Si deve a un gruppo di ricercatori dell’Università di Torino la scoperta di nuove molecole che inibiscono la crescita del mesotelioma pleurico maligno, un tumore raro e molto aggressivo che aggredisce il mesotelio, la sottile membrana che riveste la pleura dei polmoni ed è associato all’esposizione all’amianto. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista americana Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas).
Il tumore ha un periodo di latenza molto lungo, durante il quale rimane asintomatico e le sue terapie sono attualmente limitate. Riccarda Granata, della Divisione di Endocrinologia e Metabolismo del Dipartimento di Scienze Mediche, ha dimostrato in collaborazione con colleghi di altre Università come delle piccole molecole, i cosiddetti antagonisti dell’ormone growth hormone-releasing hormone (Ghrh), siano capaci di inibire la crescita delle cellule tumorali nel mesotelioma pleurico maligno in diversi modelli sperimentali.
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