Biologi Veneti sul tetto del mondo: il Nepal

Khumbu Valley

Il Nepal e le montagne della catena himalayana hanno sempre attratto sia per il fascino tipico dei paesi esotici sia per le imprese alpinistiche leggendarie sulle cime delle montagne più alte del mondo. Anche Milvia Boselli, Gianumberto Caravello e Alberto Baroni sono stati fortunate vittime: sin dal 1992 hanno potuto conoscere e apprezzare la straordinaria bellezza e la dolcezza della sua popolazione. 

Alla fine degli anni Ottanta è nata l’avventura del Progetto Strategico Ev–K2–CNR denominato “Rilievi geografico-fisico-naturalistico e medico-fisiologico in Himalaya e Karakorum”. L’iniziativa, promossa per volontà del celebre geologo ed esploratore Ardito Desio, si è sviluppata nel versante nepalese dell’Everest sin dal 1989.

A Lobuche, nella Valle del Khumbu a 5050 m, è stato installato un Centro/Laboratorio/Osservatorio per ricerche in alta quota, con struttura a forma di piramide, frutto della tecnologia italiana.

In questo Laboratorio Piramide sono state avviate e sviluppate numerosissime ricerche multidisciplinari, di Medicina, Fisiologia, Biologia, Genetica delle popolazioni, Geologia, Meteorologia, Antropologia ed Etnologia.

Nell’ambito del citato Progetto Strategico, è stata costituita una Unità Operativa di ricerca dell’Istituto di Igiene dell’Università di Padova, poi sede di Igiene del Dipartimento di Medicina Molecolare, che si è impegnata in ricerche sulla valutazione delle risorse idropotabili, la salute umana, la qualità dell’ambiente e l’impatto del turismo sulla salute dell’ecosistema montano nella Valle del Khumbu, la Valle degli Sherpa, ricadente nel Parco Nazionale Sagarmatha.

piramide1

Negli ultimi decenni, questa parte meravigliosa del mondo è stata interessata da una sempre più intensa e aggressiva presenza turistica costituita da spedizioni alpinistiche, spedizioni “commerciali”, da trekker attratti dal fascino della montagna più alta della Terra, il così detto Tetto del Mondo.

Se negli ultimi 60 anni hanno scalato l’Everest non meno di 4000 persone, nell’area del Parco c’è stato un crescendo di presenze, ora giunte a circa 30.000 l’anno

L’aumento turistico ha prodotto però anche effetti negativi, sia nella società civile sia nell’ambiente naturale, quali deforestazione, perdita di biodiversità, non corretto smaltimento dei rifiuti, contaminazione fecale delle acque. Il flusso turistico, inoltre, sta influenzando i costumi locali degli abitanti inducendo problemi sociali a società tradizionali e spingendo i giovani all’inurbamento o all’emigrazione.

n. turisti
qualità corsi acqua

Nelle missioni, 1996, 2000, 2002, 2004 sono state indagate le acque utilizzate per l’approvvigionamento idropotabile: si sono prese in considerazione molte sorgenti e fontane pubbliche, realizzate dal governo nazionale e con gli aiuti di ONG, soprattutto di Paesi europei (Austria, Belgio, Francia, Germania), nelle località dell’area compresa tra il Villaggio Namche Bazar e il Laboratorio Piramide del CNR a Lobuche, fino al Campo Base, a quote comprese fra i 3400 e i 5100 m di altitudine.

Abbiamo, inoltre, indagato la qualità delle acque superficiali analizzando le acque di fiumi Dudh-Kosi, Thame Khola, Bhote Kosi, Suma Khola, mediante l’uso delle classiche variabili chimico fisiche e microbiologiche e di indicatori biocenotici (Ghetti P.F., 1986).

 

La sfida che la Valle del Khumbu si trova oggi ad affrontare è come promuovere un turismo sostenibile che non distrugga le risorse naturali, culturali, sociali dell’area, un turismo che promuova il valore della responsabilità invece che del consumismo, che sostenga lo sviluppo del paese e non solo la sua crescita economica.

Per ottenere questi obiettivi sono necessarie alcune scelte fondamentali:

  1. pianificare lo sviluppo turistico riducendo la pressione turistica in alcune aree, come il Sagarmatha National Park e l'Annapurna, e sviluppando nuovi percorsi;
  2. controllare l'impatto del turismo sulle popolazioni locali, impedendo l'ulteriore distruzione delle culture locali;
  3. promuovere la partecipazione delle popolazioni nelle decisioni riguardanti lo sviluppo turistico, in quanto, più la popolazione trae benefici dall'industria, più è stimolata a sostenere una pianificazione turistica rispettosa delle risorse di base;
  4. trasmettere alle giovani generazioni i valori e le pratiche tradizionali che vanno valorizzate e sostenute. Le popolazioni locali, infatti, possiedono conoscenze dell'uso delle proprie risorse naturali preziose per una corretta gestione delle stesse;
  5. responsabilizzare i turisti e gli operatori nei confronti delle bellezze naturali e culturali del Nepal e educarli alla necessità assoluta della loro tutela;
  6. acquisizione critica dei modelli culturali ed economici di altri paesi che devono essere adattati alle tradizioni e alle capacità tecnologiche locali.

Il  progetto può contribuire allo sviluppo sostenibile della regione himalayana.

Scarica il testo integrale: LA RICERCA ITALIANA IN NEPAL