CE: Il Consiglio Ambiente dell’UE adotta il regolamento sul ripristino della natura (NRL)

La cosiddetta legge sul ripristino della natura (Nature restoration law) dopo essere stata approvata lo scorso marzo dal Parlamento europeo, è stata approvata anche dal Consiglio Ue. Determinante, per raggiungere la maggioranza qualificata del 65 per cento richiesta, il cambio di orientamento dell’Austria, che ha votato a favore. Contrari invece Ungheria, Polonia, Paesi Bassi, Finlandia, Svezia e Italia, astenuto il Belgio. Il Parlamento europeo e il Consiglio avevano precedentemente concordato il testo di questo regolamento europeo durante i negoziati del trilogo nel novembre 2023.
Trattandosi di un regolamento europeo, l’entrata in vigore sarà immediata e non necessiterà di un recepimento da parte dei singoli Stati membri, ai quali invece competerà di sottoporre all’Unione europea specifici piani nazionali di ripristino degli ecosistemi entro il prossimo biennio.
Le foreste, tra i diversi tipi di habitat, mostrano le tendenze in maggior miglioramento. Viceversa, il maggior numero di tendenze al deterioramento riguarda i prati e i pascoli, gli habitat dunali, le torbiere, gli acquitrini e le paludi.
Oltre un quarto delle specie presenta un buono stato di conservazione, ovvero un aumento del 4% rispetto al periodo di riferimento precedente (2007-2012). I rettili e le piante vascolari presentano la percentuale più alta di buono stato di conservazione.
Mentre il 6% delle specie con uno stato di conservazione sfavorevole mostra una tendenza al miglioramento, il 35% mostra una tendenza al peggioramento.
Di fronte a questo scenario, nel 2020 la Commissione Europea ha presentato la prima bozza della Regolamento europeo per il ripristino della natura, che dopo un lungo e complicato percorso, è stata approvata lo scorso 27 febbraio dal Parlamento dell’Unione Europea, con 329 voti favorevoli, 275 contrari e 24 astensioni. 
Il Regolamento mira a garantire il ripristino degli ecosistemi degradati in tutti i Paesi dell'UE e al tempo stesso contribuire al raggiungimento degli obiettivi europei in materia di clima e biodiversità e migliorare la sicurezza alimentare. Per conseguire gli obiettivi fissati dall'UE, entro il 2030 gli Stati membri dovranno ripristinare il buono stato di salute di almeno il 30% degli habitat (foreste naturali o piantate, praterie, torbiere, zone umide, fiumi, laghi, dune costiere, …) che attualmente versano in uno stato di conservazione cattivo o inadeguato. Questa percentuale dovrà poi raggiungere il 60% entro il 2040 e il 90% entro il 2050. 
Inoltre, ogni Paese membro dell’UE dovrà adottare un proprio piano nazionale di ripristino della natura, che indichi nel dettaglio gli strumenti, inclusi quelli finanziari, con cui intendono raggiungere gli obiettivi.

Ogni Paese dovrà decidere, anche con il supporto della comunità scientifica, a quali habitat dare priorità negli interventi di ripristino, anche se il Regolamento specifica che fino al 2030 la priorità andrà accordata ai siti della rete Natura 2000, ossia alle aree protette secondo la Direttive Habitat e la Direttiva Uccelli, che rappresentano ormai un quinto del territorio nazionale e un quinto del territorio dell’Unione Europea. I Paesi dell’UE sono chiamati a garantire che le zone ripristinate non tornino a deteriorarsi in modo significativo. 

Per migliorare la biodiversità negli habitat agricoli, i paesi dell'UE dovranno registrare progressi in almeno due di questi tre indicatori:
-Numerosità delle specie e delle popolazioni di farfalle comuni;
-percentuale di superficie agricola con elementi caratteristici del paesaggio con elevata diversità (come le fasce tampone, i terreni a riposo all'interno di piani rotazione, siepi, alberi singoli o gruppi di alberi, filari arborei, margini dei campi, fossati, ruscelli, zone umide, terrazze, muretti in pietra, piccoli stagni ed elementi culturali;
-gli stock di sostanza organica e quindi di carbonio organico nei terreni coltivati. 
Inoltre i Paesi dovranno anche adottare misure per migliorare l'indicatore sull'avifauna, dato che gli uccelli tipici delle ree agricole sono un ottimo indicatore dello stato di salute generale della biodiversità.

Vai all'articolo del CIRF